Un clown alla ricerca dei diritti universali. Il viaggio a ritroso delle vite deragliate
I racconti di Grandesso si muovono con la grazia sinistra di un Pierrot malinconico
Nove racconti che si muovono a ritroso, alla ricerca di una felicità perduta, come un diritto che si immaginava universale ma che passo dopo passo viene ricostruito come illusorio, fin dall’inizio. È il disincanto dell’individuo davanti al solco sempre più invadente lasciato sulla linea del tempo dalle masse. I racconti vanno a cercare come tutto questo è iniziato, rincorrendo un filo sottile, con cui fare i conti, personali e con gli altri. Il protagonista, invece, ha sì qualcosa di universale. Si chiama René e incarna tutto ciò che abbiamo trovato e perduto. C’è qualcosa di sinistro nel ridere. Lo sapeva bene Baudelaire, che nel grottesco del comico sentiva un’eco di inferno. Il viaggio umano di Enrico Grandesso è uno specchio opaco, un labirinto di riflessi, dove ogni storia è una maschera, e dietro la maschera c’è un’altra maschera ancora. Gli altri vedono il clown non è solo un titolo: è una sentenza, una diagnosi, una rivelazione. Non siamo mai ciò che sembriamo. O, peggio, siamo esattamente ciò che fingiamo di non essere. Tutto comincia con l’ultimo atto di una sospensione, il momento in cui la stagione del Covid finalmente sta sfumando e il silenzio che fino ad allora pesava su un Veneto sconcertato viene rotto dalle risate di ragazzi e ragazze che tornano nelle strade. È da lì che comincia la fuga interiore di René e l’incrocio con un passato possibile, alternativo, che si specchia nel ricordo di Giulia, seduzione e inganno. Il grande e il piccolo si mischiano, mondo e vita che rimbalzano spesso senza capirsi….continua (scarica pdf)
